da Il Foglio, 9 settembre 2009, Marcello Pera, senatore del Pdl
Il Parlamento è chiuso. I partiti pure. Un paese senza istituzioni definite, che va di scossa in scossa, fa venir voglia di avventure. L’analisi dell’ex presidente del Senato
Al direttore - Il “caso Boffo” è stato presentato come una ritorsione giornalistica in base al principio che chi fa il moralista dovrebbe avere le carte morali in regola. Mi sembra un’analisi insufficiente, se non altro perché Boffo non ha fatto il moralista, ma semplicemente il cronista, peraltro equilibrato, di opinioni molto diffuse fra i suoi lettori e editori, sconcertati dal costume di vita del presidente del Consiglio. Se il direttore di un giornale che fa una critica a un politico si deve aspettare una ritorsione contro il pulpito da cui viene la predica e non una risposta alla predica, allora dovrebbe essere un santo. Ma nessun santo fa il giornalista, se non altro perché nessun giornalista è santo.
Il caso Boffo è stato presentato anche come una ritorsione personale. Si è detto che, attaccato dai giornali sul proprio stile di vita, il presidente del Consiglio si è servito dei giornali di cui dispone per accusare i propri accusatori. Anche questa analisi mi sembra poco sostenibile. E’ certo che il presidente del Consiglio, fin dalla sua scesa in campo, è al centro di una enorme campagna di denigrazione soprattutto personale. Ed è vero che, per difendersi, egli, come tanti suoi simili, è spesso tentato di disfarsi dell’avversario, magari telefonando all’editore (come ha fatto Barack Obama), anziché usare contro di lui le armi più efficaci del silenzio, dell’ironia, della replica puntuale o semplicemente del tirare avanti a far di fatti e non di parole.